La Carezza Sbagliata #storiediDonne

La chiameremo Sara, la splendida Donna di questo primo racconto che abbiamo deciso, grazie alla sua collaborazione e la sua sensibilità, di condividere con Voi. 

Le sue parole.

carezza-sbagliata

La Carezza Sbagliata

Questo pensiero è dedicato a tutte quelle donne che nella loro vita hanno pensato almeno una volta che “a me non succederà mai..”

Ho una grande amica conosciuta anni e anni fa, abbiamo passato insieme gran parte di quel tempo della spensieratezza, viaggi, feste, lacrime e confidenze, una di quelle amiche con cui condividi tutto, ti scambi i vestiti, la svegli di notte se hai bisogno, ridi e piangi tutto insieme… Settimane fa, l’ho incontrata di nuovo perché ad un certo punto cresci magari ti perdi di vista, ma quando ti rincontri, ti guardi e ritrovi quell’amica a cui basta uno sguardo per leggerti ancora dentro…

Abbiamo preso un caffè, parlato e mi ha raccontato questa storia… Cercherò di narrarvi questa storia con tutto l’amore ed il tatto che posso, come fosse una chiacchierata tra amiche che si fanno confidenze, cercherò di essere precisa non farò commenti perché i commenti non trovano spazio nel mio cuore…

… E stavo con un uomo, l’ho amato con tutta me stessa, come tutti con tanti problemi, ma lo amavo, come mi riusciva, con semplicità con tenerezza, mi preoccupavo per lui, lo accudivo, ma era tutto difficile, lui, sai Sara, mi ha sempre fatto pensare che io non ero perfetta, che ero sbagliata. Ho cercato di cambiare, di migliorare il mio carattere; di stare più in silenzio. Alla fine ho creduto di essere sbagliata io, di non essere perfetta per lui…

Mente mi racconta questo, vedo la tristezza nei suoi occhi, una tristezza che le scivola sul viso, che le cambia il profilo ed i suoi occhi non riescono più a guardarmi. Le prendo la mano…

…Sai Sara, ho pensato di essere sbagliata per lui, per tutti, mi sentivo insicura, avevo paura di rimanere da sola, perché io ero “difettosa”, non ero mai abbastanza bella, non ero mai abbastanza magra, non ero mai abbastanza precisa. Ho pensato di essere malata nella testa, non riuscivo neanche più a guardarmi allo specchio. Anche con ogni mio sforzo lui non mi guardava, non mi parlava come parlava alle altre. Ho pensato tante volte di fuggire ma io lo amavo, ero legata, ferma immobile, mi sentivo così sbagliata che ero sicura che non sarei andata bene per nessuno… E quindi continuavo a stare lì cercando di dare tutto a quell’uomo per farmi accettare, e più facevo così e più sbagliavo. Era come essere ciechi in un mondo di vedenti!

Un giorno ho capito che quel mondo era pieno di menzogne.. bugie, tristezze. Ecco, un giorno le sue violenze psicologiche sono diventate reali vere e dolorose, quelle che ti fanno male, quelle che ti lasciano un dolore più che fisico, quelle che ti azzerano dentro, quelle che ti cambiano la vita, quelle che speri che se ce la farai a superare tutto questo non sarai più la stessa donna!

Sono qui cara Sissi (così mi chiamava da ragazza), che cerco di lenire il mio dolore. Mi sono data la colpa anche di questo, era colpa mia perché io ero imperfetta, perché io ero sbagliata, ho pensato che ha fatto bene, ho pensato che… E poi “no”, poi ho fatto capolino davanti allo specchio, per guardarmi ancora senza avere paura, dovevo reagire, mi ci sono voluti alcuni giorni per realizzare, per capire, per affrontare con me stessa quella paura di guardare, di guardarmi. Ho lottato sai, ho lottato, ero consapevole che tutto questo era sbagliato, che tutto questo non doveva accadere, ho pianto ero priva di forze ero sottomessa ad una realtà che non esisteva, un amore che non era amore, perché chi ti ama oggi come oggi sono sicura, che non si comporta così, forse, non lo so, non sono più sicura di niente, mi trovo qui come se vagassi senza memoria, ma l’unica cosa che so, che le carezze non fanno male, che c’è un solo un modo per amare, so che quella era una carezza sbagliata…. Ed io ero veramente sbagliata per quella carezza….
……. In silenzio riflettiamo……

La Carezza Sbagliata #storie

La chiameremo Sara, la splendida Donna di questo primo racconto che abbiamo deciso, grazie alla sua collaborazione e la sua sensibilità, di condividere con Voi. 

Le sue parole.

carezza-sbagliata

La Carezza Sbagliata

Questo pensiero è dedicato a tutte quelle donne che nella loro vita hanno pensato almeno una volta che “a me non succederà mai..”

Ho una grande amica conosciuta anni e anni fa, abbiamo passato insieme gran parte di quel tempo della spensieratezza, viaggi, feste, lacrime e confidenze, una di quelle amiche con cui condividi tutto, ti scambi i vestiti, la svegli di notte se ha bisogno, ridi e piangi tutto insieme… Settimane fa, l’ho incontrata di nuovo perché ad un certo punto cresci magari ti perdi di vista, ma quando ti ri-incontri, ti guardi e ritrovi quell’amica a cui basta uno sguardo per leggerti ancora dentro…

Abbiamo preso un caffè, parlato e mi ha raccontato questa storia… Cercherò di narrarvi questa storia con tutto l’amore ed il tatto che posso, come fosse una chiacchierata tra amiche che si fanno confidenze, cercherò di essere precisa non farò commenti perché i commenti non trovano spazio nel mio cuore…

… E stavo con un uomo, l’ho amato con tutta me stessa, come tutti con tanti problemi, ma lo amavo, come mi riusciva, con semplicità con tenerezza, mi preoccupavo per lui, lo accudivo, ma era tutto difficile, lui, sai Sara, mi ha sempre fatto pensare che io non ero perfetta, io ero sbagliata, ho cercato di cambiare ho cercato di migliorare il mio carattere di stare più in silenzio, ho creduto di essere sbagliata di non essere perfetta per lui…

Mente mi racconta questo, vedo la tristezza nei suoi occhi, una tristezza che scivola nel suo viso che le cambia il profilo, i suoi occhi non riescono neanche a guardarmi, le prendo la mano…

…Sai Sara, ho pensato di essere sbagliata per lui, per tutti, mi sentivo insicura, avevo paura di rimanere da sola, perché io ero difettosa, non ero mai abbastanza bella, non ero mai abbastanza magra, non ero mai abbastanza precisa, ho pensato di essere malata nella testa, non riuscivo neanche più a guardarmi allo specchio, per ogni sforzo lui non mi guardava non mi parlava come parlava alle altre, ho pensato tante volte di fuggire ma io lo amavo, ero legata ferma immobile, mi sentivo così sbagliata che ero sicura che non sarei andata bene per nessuno… E quindi continuavo a stare lì cercando di dare tutto a quell’uomo per farmi accettare, e più facevo così e più sbagliavo era come essere ciechi in un mondo di vedenti!

Un giorno ho capito che quel mondo era pieno di menzogne bugie, tristezze, ecco un giorno le sue violenze psicologiche sono diventate reali vere dolorose, quelle che ti fanno male quelle che ti lasciano un dolore più che fisico che ti azzerano dentro, quelle che ti cambiano la vita, quelle che speri che se ce la farai a superare non sarai più la stessa donna!

Sono qui cara Sissi (così mi chiamava da ragazza), che cerco di lenire il mio dolore. Mi sono data la colpa anche di questo, era colpa mia perché io ero imperfetta perché io ero sbagliata, ho pensato che ha fatto bene, ho pensato che… E poi no, poi ho fatto capolino davanti allo specchio, per guardarmi ancora senza avere paura, dovevo reagire, mi ci sono voluti alcuni giorni per realizzare per capire per affrontare con me stessa quella paura di guardare, di guardarmi, ho lottato sai, ho lottato ma ero consapevole che tutto questo era sbagliato, che tutto questo non doveva accadere, ho pianto ero priva di forze ero sottomessa ad una realtà che non esisteva, un amore che non era amore, perché chi ti ama oggi, sono sicura, che non si comporta così, forse, non lo so, non sono più sicura di niente, mi trovo qui come se vagassi senza memoria, ma l’unica cosa che so, che le carezze non fanno male, che c’è un solo un modo per amare, so che quella era una carezza sbagliata…. Ed io ero veramente sbagliata per quella carezza….
……. In silenzio riflettiamo……

C’era una volta Bambina Mia #storie

C’era una volta, Bambina mia.

di L’aura (@LapostrofoAura) 

cera_una_volta_bambina_mia

“Ha gli occhi così grandi, in quel suo essere bambina.

-Mamma, guarda, io rido!

Si amore mio, ridi. Ridi sempre.”

Vorrei raccontarti una fiaba, per rendere dolce l’amarezza, ma non so condire con espedienti,  draghi, principi o castelli, le mie parole. Potrei narrarti la storia di una principessa, chiamandola con il tuo nome, ma il tuo viso ha le sembianze di un angelo, e nel mio immaginario riflette qualcosa di etereo, allora sarebbe un racconto al sapore di Eden  e non  una favola incipriata di effimero.

“-Contiamo i granelli di sabbia insieme.

-Ma sono tantissimi, piccola mia.

-Mamma, allora abbiamo tra le mani ..l’infinito.”

Hai gli occhi di chi è stata costretta a vivere, ancora prima di poter comprendere la vita. E le favole, bambina mia, sono piene di colori immaginari e sfondi senza tempo. E tu dei colori hai dovuto imparare le sfumature partendo dal nero e del tempo hai tenuto stretti i ricordi, per non lasciar scivolare via ciò che di bello credevi fosse possibile.

“Sei seduta con la schiena adesa alla porta, lo sguardo di chi spera, una bambola tra le mani e le scarpine slacciate, che avrai certamente provato a sistemare.

-Voglio il mio papà. Posso aspettare qui?”

Mi siedo accanto a te, appoggi la guancia sul mio ventre. Sorridendo, ti accarezzo piano, mentre mi sradico l’anima a pungi chiusi, celata nel mio silenzio.”

Se potessi plasmerei per te i sogni che l’egoismo altrui ti ha strappato.  Si amore mio, puoi aspettarlo il tuo papà, io rimarrò qui accanto. Lasceremo scivolare il tempo , morderai a denti stretti in futuro le tue consapevolezze e inspirando profondamente, ti stringerò forte, ogni giorno.

“-Ti racconto una favola, mammina. C’era una volta la mia mamma e il suo re. Ma il re la abbracciava sempre e a te non cadevano più le lacrime dagli occhi.”

Del c’era una volta, ti racconterò la bellezza della vita che rifiorisce persino dopo un abbandono. Quella che oggi sto vivendo, dopo aver lottato contro traumi e paure. Ma non ti potrò nascondere le ombre che si intersecano alla luce; riconoscerai tra le mie parole la stanchezza delle notti  in bianco e dei giorni in nero. La forza di gravità che marchia ogni responsabilità genitoriale non equamente condivisa; il mio essere donna, madre, padre, confidente, spalle, braccia, respiro, vita.  Percepirai il suono dei miei respiri affannati, quelli di quando chiudo  la portiera della nostra auto, spingendola con una gamba e afferro forte le buste della spesa, mentre ti stringo tra le braccia.

“Sfiori le tue ciglia, poi ti volti sorridendo.

-Mamma, ho i capelli sugli occhi per coprire benissimissimo quello che non voglio vedere”.

Ti bacio lo sguardo e ingurgito lacrime.”

 La consapevolezza, bambina mia, è una vivisezione della realtà che incombe sulla propria essenza. Lascia i visceri esposti alle intemperie della razionalità, senza anestetizzarne le emozioni, anzi amplificandone i sensi. Ma aprire gli occhi è l’unica vera terapia per non morire di una virulenta cecità emotiva, che in questo periodo, sta annientando il mondo.

Oggi ti accarezzo, facendomi scudo dinanzi ai tuoi incubi. Ti osservo somatizzare l’amarezza di un’assenza, mentre ricerchi fiabe in cui poter rifugiare i perché delle altrui mancanze. Soffrirai amore mio. I tuoi recettori affonderanno nel dolore il momento in cui le tue emozioni saranno sottoposte  alla lama tagliente del raziocinio, plasmandosi  in sentimenti.  E forse odierai e se lo farai sarà per il troppo amore, non per la sua assenza. Vivrai ogni fase di questa sofferenza e io sarò lì accanto, quando con gli occhi pieni di disillusione, suturerai con fili d’edera le tue ferite. Quando rigenererai la speranza e tingerai di tempera e  valori,  la tela di un mondo. Il tuo mondo.

“-Mamma, tu non vai via? Rimani sempre sempre con me, vero?

-Certo, amore mio.”

Non sarò semplicemente in un “sempre”. Lo costruirò giorno dopo giorno. Sarò nelle intercapedini dei tuoi respiri, vegliando sulle tue paure, accompagnandoti nelle tue scelte, incentivando i tuoi valori, avvalorando i tuoi desideri. Terrò stretta la tua mano e scriveremo insieme la bellezza di “Esserci”.

“Con eterno amore. Mamma.”

 

La dipendenza affettiva è nella testa

” Mi ricordo che si metteva a letto, al buio, e non ne usciva più. Piangeva e si addormentava. Lo so perchè andavo a vedere come stava. Tiravo le tende e le mettevo uno specchio davanti alla bocca, come avevo visto fare in certi film, per vedere se respirava. e appoggiavo l’orecchio sul suo petto, per sentire se le batteva ancora il cuore.

Diceva che aveva troppe macerie nel cervello e che papà la demoliva.

Non la guardavi per giorni.

Sempre senza una parola. Eri così punitivo col tuo silenzio, molto più di quanto lo fossi con i tuoi insulti, con le tue mani alzate. Stavi zitto e facevi male come se stessi urlando”.

( da: Padreterno )

Si è sempre complici del proprio carnefice quando lo si asseconda nella sua cattiveria. Vivere una storia d’amore non è facile e quando questa si tramuta in un incubo, delle volte, liberarsene, con tutte le conseguenze spiacevoli che porta, non è sempre facile, e non tutti sono pronti ad accettare il dopo, fatto di macerie da spazzare via e non sotterrare sotto il tappetino del bagno, semmai dopo aver passato il giorno a vomitare dolore in una tazza di ceramica.

Bisognerebbe riuscire a spezzare le catene di una relazione malata e affrontare il dolore della separazione per riconquistare la vita, riuscire finalmente a percepirla senza sentirsi in colpa con la continua spada di Damocle che fa vivere in quella penosa sensazione di dover pagare sempre qualcosa, in questo caso lo stare insieme.

Questo dovrebbe essere il leitmotiv che dovrebbe spingere la persona che soffre di dipendenza affettiva, a scappare a gambe levate da qualsiasi prigionia.

La dipendenza affettiva è una  forma patologica di amore dove vi è la continua assenza di reciprocità all’ interno della relazione di coppia, in cui uno dei due (spesso è la donna) indossa le vesti di donatore d’amore a senso unico, considera esclusiva ragione di vita il legame con l’altro che risulta il più delle volte problematico o sfuggente.

Le caratteristiche della continua ricerca d’amore sono simili a quelle da dipendenza da sostanze, tanto da essere simili in alcuni aspetti fondamentali quali

  • l’ebbrezza: quella sensazione di piacere che il dipendente ha in compagnia del  partner che gli è indispensabile per stare bene.
  • la tolleranza: il dipendente fa di tutto per cercare sempre più tempo da  dedicare al partner, riducendo molto la propria autonomia e le relazioni con gli  altri.
  • l’astinenza: quando il partner è assente partner, il dipendente va in uno stato fisico e psicologico di allarme.  Il bisogno della presenza fisica dell’altro è  così forte che il dipendente sente di esistere solo quando il partner gli è accanto; quest’ultimo  viene visto come unica fonte di gratificazione, le attività quotidiane sono trascurate e la cosa importante è il tempo che si trascorre insieme. Le cause della dipendenza affettiva sono da ricercare nelle dinamiche familiari che hanno portato la persona dipendente a costruirsi un immagine di sè inadeguata, non meritevole d’amore,  e la crescita della propria autostima è data dalla capacità di sacrificarsi per la persona amata.Il dipendente riesce a sopportare tradimenti e  anche violenze da parte del partner perché senza di lui si sentirebbero perse.

    Chi ricerca affetto inizia, senza volerlo, e questo solo l’ inconscio lo sa, una relazione con un partner che possiede quelle caratteristiche che la porteranno a soffrire. Anche quando il rapporto termina, di solito è il dipendente ad essere lasciato, quest’ultimo troverà una nuova relazione dove metterà in atto le stesse dinamiche di coppia.

    Antropologicamente la dipendenza affettiva fa risalire le sue radici nel rapporto con i genitori durante l’infanzia. Spesso  i dipendenti sono stati dei bambini cresciuti in fretta, prendendosi cura dei propri genitori, assimilando l’idea che l’unico modo per ottenere amore è quello di sacrificarsi per l’altro.

    Chi soffre di dipendenza affettiva cerca di colmare e compensare con atteggiamenti iperprotettivi e controllanti nei confronti del partner quei vuoti infantili ancora presenti.

    La dipendenza affettiva è un fenomeno che coinvolge due persone. Il partner che sceglie di stare con una persona dipendente, nutre dentro il suo io quel bisogno di essere accudito e ricercare una relazione  di tipo figlio-madre invece che paritaria, sempre per dinamiche familiari non risolte.

    Il dialogo è l’equilibrio su cui si deve fondare un’ unione sana e le componenti che fanno da cornice sono il rispetto di sé stessi e il riconoscimento dell’altro come individuo prima che come partner. Se manca uno di questi tre capisaldi, occorre ripartire da lì.

    A tutti è capitato  di attraversare un momento dove la  dipendenza affettiva era presente in maniera smisurata ma uscirne e creare rapporti più autentici è possibile e risiede nella capacità che si ha di guardare in faccia il problema e con tanta determinazione, affrontarlo, in ballo c’è  la vita di chi n’è vittima e non è roba da poco.

    Quando il disagio e la sofferenza diventano troppo pesanti, tanto da compromettere seriamente la vita quotidiana, è bene  chiedere aiuto fosse anche solo un confronto con un amico o altro, che dall’esterno aiuti a vedere e razionalizzare il problema.

    Non è importante quanto si ama ma come si ama ,e valutarsi come schiavo o uomo libero, dipende solo da noi stessi.

    E poi nelle favole il principe è azzurro, non azzurrognolo, semmai con le calzamaglie rammendate sull’alluce che al secondo lavaggio diventano di nuovo scucite.

                                                                                           Francescapaola Iannaccone

Dicono di Noi

“Credo fortemente in questo progetto perché del baratro ne conosco le pareti, del buio ne ho affrontato l’intensità. E credo che se avessi avuto una mano tesa dopo un’iniziale reticenza data dalla mia paura nel raccontare e nel raccontarmi ciò che mi accadeva, mi sarei affacciata su una finestra come questa, già solo per curiosità e probabilmente avrei scorto prima una visuale che la mia cecità emotiva, da sola, non mi avrebbe mai permesso di vedere.”

Stiamo (r)accogliendo le Vostre Parole

writing-grande

Chiunque di Voi, avesse voglia di inviare a donnediundiominore@gmail.com la propria Storia di dolore e rinascita, con il pieno rispetto della vostra privacy, saremo liete di condividerle sul nostro blog per dare speranza anche a chi oggi non ne ha.
Potreste essere un faro per chi è ancora nel buio.

Grazie🌹, perché sappiamo bene quanto vi possa costare.

Grazie, perché sappiamo anche il bene che potrebbe apportare.
Vi ringraziamo infinitamente, per la vostra mano tesa.
‪#‎donnediundiominore‬

E se l’emozione fosse travestita da vampiro?

Non mi restava che chinare il capo e accettare […] mentre il conte Dracula parlava, c’era qualcosa nei suoi occhi e nel suo portamento che mi ha rammentato che ero prigioniera, e, volente o nolente, non avevo scelta. Dal mio chinare il capo, il conte ha capito di aver vinto, e nella preoccupazione sul mio volto ha letto il suo predominio. Ha cominciato allora a farne uso, ma nel solito modo pacato, a cui non si poteva dir no.

.

Non sempre hanno denti aguzzi ed un mantello nero, non vivono in castelli della Romania e non escono solo la notte. Spesso sono più vicino di quanto possiamo immaginare. Possono essere un collega di lavoro, un familiare, un amico, il partner, persone che vivono succhiando l’energia altrui. Definiti dalla psicologia come “vampiri emotivi”. Quando ci s’imbatte in questa categoria d’umana fattezza, a risentirne è lo stato psicofisico del malcapitato. L’umore cambia, e l’unica cosa che si desidera fare, dopo averci avuto a che fare, è il desiderio incontrollabile di porre fine a questa apatia febbricitante buttandosi su di un letto e spenta la luce, spenti anche i pensieri nefasti che come loro marchio di fabbrica s’incollano in testa a cera lacca, provare a dormire.

Il vampiro emozionale non azzanna il collo per nutrirsi del sangue: si nutre di energia altrui che per sopravvivere succhia via.

La percezione del mondo dei vampiri emozionali è distorta, in perenne caccia di obbiettivi energetici, pretendono la completa attenzione da parte degli altri, chiedono amore incondizionato senza dare niente in cambio, hanno sempre bisogno di qualcuno che li ponga su un piedistallo emotivo.

Spesse volte succede di ritrovarsi nei canini di questa malata emotività proprio quando si è in coppia.

E se le relazioni sono positive e costruttive, queste fondano le loro basi sullo squilibrio conflittuale tra chi succhia energia e serenità. I vampiri emozionali godono della sofferenza del proprio partner che sottopongono a continue torture psicologiche. Il loro obiettivo è farli sentire inadatti e indesiderabili, adottando piccole critiche che mettono di cattivo umore.

I principali tipi di vampiri emozionali sono:

1 – IL NARCISISTA

Tutto gira intorno a loro, umani dall’autostima inossidabile acciaio inox, non si può avere spazio per la propria “invisibile ai loro occhi” persona, convinti che solo quello che gli succeda sia importante. Privi di empatia, la loro pericolosità sta nel non riuscire mai a dare amore in modo incondizionato, vivono in un perenne emotività che li catapulta al centro della scena. Nel loro modo di vedere si è delle comparse e se non si fa a modo loro, diventano punitivi e vendicativi.

  • LA VITTIMA 

Manipolano la preda con il lamento continuo che il mondo cospiri contro di loro. Chiedono continua comprensione e piena immedesimazione con i loro problemi e dolori esistenziali a tutte le persone che gli gravitano intorno. Il benessere e la felicità  altrui vengono annullati dal loro pessimismo perenne ed in crescita.

  • IL CONTROLLORE

Li mantiene in vita il bisogno di controllare tutto. Hanno un’opinione su qualsiasi cosa neanche fossero dei socratici a spasso. Annullano le emozioni di chi gli sta vicino  e non prendendo in considerazione le esigenze altrui. Sono i classici portatori sani di onniscienza.

  • IL LOGORROICO

Totalmente indifferenti ai sentimenti altrui,  concentrati solo su se stessi e su quello che devono dire, non percepiscono i segnali non verbali ed è difficile arginare il loro fiume di parole. Il logorroico parla perchè ama ascoltare il suono della sua voce, si compiace spesso, dialogo e confronto non sono vocaboli da lui conosciuti.

I vampiri emozionali non sono sempre consapevoli del loro ruolo perchè sono persone malate, caratterizzati da un’ enorme percezione assolutistica e totalizzante del proprio ego  che dell’ingombro ha il nome moltiplicato per nove.

Persone che invadono la libertà altrui senza porsi limiti, convinte che tutto il resto dell’umanità sia stata creata per soddisfare i loro bisogni.
Sembra una persona normale ma, lentamente, dopo essersi conquistata la simpatia della preda, inizierà a succhiarle energie emozionali.

Quando si cade vittima di un vampiro emotivo non ci si accorge subito che la sua presenza innescherà un immediato cattivo umore.

A volte nascono dei legami di dipendenza che scaturiscono nel morboso e malsano, togliendo comunque energia e lasciando un senso di stanchezza e demotivazione.

Somaticamente l’incontro con un vampiro emozionale non è esente da sintomi fisici quali emicranie, eccessiva stanchezza, a volte nausea, passando poi per quei sintomi psichici che scaturiscono nell’ insicurezza e nei sensi di colpa.

Difendersi, per rinforzare anche la propria autostima non è impossibile anche se a volte, invischiato il cuore, sembra sia difficile staccarsi da queste presenze oscure.

Tenere a mente che la vita è complessa ma non difficile è già un passo avanti per rimodulare i pensieri e fare spazio a quello che realmente si desidera.

Scegliere con chi compiere il proprio cammino su questa terra è la forma di libertà più alta che un essere umano può scegliere.

Molti, innamorati di un semplice sorriso, fanno l’errore di sposare tutta la persona.

All’inizio il loro travestimento migliore è la perfezione che indossa indumenti stirati dalla dedizione, dall’essere brillanti e pronti a soddisfare qualsiasi esigenza emotiva della “vittima”.

Caderci, con queste prospettive non è difficile.

Per saper valutare, fin dall’inizio, i vampiri emozionali, basta accorgersi dei piccoli segnali che come piede in fallo, non essendo perfetti, mettono.

Sono persone che costruiscono se stesse sui bisogni altrui, pronti a soddisfarli per poi, subito dopo, rinfacciarli.

Assemblaggio di ossa e carne che nascondono una doppia vita, abili a mentire, che sono attratti da personalità forti perchè provano più soddisfazione ad attingere energie e in seguito annientarle.

Incapaci di essere obiettivi verso la logica realtà, sfalsano le situazioni di cui sono artefici facendo ricadere la colpa non certo sulla loro persona.

Smascherarli, fin dall’inizio, non è difficile, basti fare attenzione ai piccoli campanelli d’allarme, quale il repentino cambio d’umore, alcuni soffrono anche di sindromi depressive che tengono a bada con dosi di farmaci, cercando di camuffare la loro natura, notare il loro essere sempre agitati e nervosi se qualcosa gli va storto, poco propensi al confronto e a volte incapaci di avere una propria idea, la modulano a seconda delle persone che hanno di fronte, solo per compiacerle, tattica per attirarle a sè.

Nella vita c’è molta sofferenza e forse l’unica sofferenza che si può evitare è la sofferenza di cercare di evitare la sofferenza.

                                                                       

Francescapaola Iannaccone